Sono trascorsi 41 anni. Era il 1972 quando il capostipite Francesco Amatruda, con la moglie Carolina, dalla Campania, raggiunsero Savona per rilevare la pizzeria Napoletana di via Guidobono. Al loro seguito 5 figli maschi (Giuseppe, Trifone, Antonio, Carmine, Gaetano) e tre femmine (Filomena, Domenica, Anna). Oggi un cognome simbolo di successo e della riscossa degli immigrati nel campo della ristorazione. Forti di un legame-tradizione che non si spezza. Tutti nati in frazione Cesarano di Tramonti (Salerno). Gli ‘Amatruda dinasty’ gestiscono il Conchiglia a Vado Ligure. Nel cuore commerciale di Savona, oltre alla Napoletana, il Vesuvio, Prima o poi…, I ragazzi. Non solo. La terza e la quarta generazione forma un gruppo di 24 giovanissimi. Tutti cugini. Ieri e oggi uniti negli ideali della famiglia e del lavoro che nobilita. Per non far torti che non meritano, ‘ingresso nell’Amatruda story attraverso la soglia della pizzeria Conchiglia di Vado. Qui lavorano due ‘personaggi’ meritevoli di un capitolo. Il patron è Luigi Lombardo, originario di Gela che ha sposato Domenica Amadruda, moglie, mamma, cuoca. Una donna esemplare. Il marito aveva fatto il (1969) nella caserma di Savona dove era tornato alla ricerca di un’occupazione, lasciando al paese natio il papà ex carabiniere poi dipendente comunale, la madre contadina, 2 sorelle e 4 fratelli. Luigi si è adattato a fare l’aiuto barista, ha lavorato alla ‘Casa del Gelato Baciccia‘, poi alla Fornicoke, alla ditta Omar di Poggi e Peluffo. E ancora, al bar Sirio di Spotorno, all’hotel Miramare di Savona con Monti senior, mentre Pino junior e la mamma erano al Riviera Suisse. Nel 1979 la prima pizzeria in proprio, a Cairo Montenotte, La Grotta, tuttora aperta con altra gestione. Nel 1987 l’ingresso alla Conchiglia di via Aurelia, tra Vado e Savona, dove ha trovato un’anima gemella del lavoro: l’ormai mitico, nel comprensorio savonese, Vittorio Apicella.

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